Guem Muk Lee / Giovanni Rubino
Dentro Inverart – 2025 – IN RE. Quando l’Arte arriva dentro le cose
Giovanni Rubino. L’Arte come impegno e memoria
(…) Da artista ha voluto fortemente e suggestivamente capire le realtà in atto, svelare le correnti sotterranee dello sfruttamento e delle ingiustizie, denunciare l’arretramento travestito da progresso, divulgare l’atrocità della violenza. E trovare, appunto da artista, i modi e i temi per farlo. Come era accaduto, per ricordare un altro intenso episodio della sua arte, nel 1993 subito dopo lo scoppio della bomba stragista di fronte alla Galleria d’arte moderna di via Palestro a Milano, attentato terroristico voluto dalla mafia costato cinque morti e la distruzione di una parte del padiglione (…)
Giorgio Seveso
(…) L’esperienza ispirata al PAC si pone come radice significativa del lavoro svolto a Sarajevo, nel contesto della guerra della ex Yugoslavia. Rubino è presente in quei luoghi in diverse fasi cronologiche tra 1995 e 1996: unitosi ai volontari di pace dell’Associazione Sprofondo come “volontario dell’arte”, anche nel ricordo degli anni di guerra vissuti nell’infanzia a Napoli, l’artista registra con disegni e video la distruzione di quelle terre, da Sarajevo a Mostar. E anche in questa parte della produzione di Rubino si confermano gli obiettivi creativi già messi in risalto in precedenti impegni: il disegno e i video non sono la registrazione documentaria di fatti accaduti ma interpretazione poetica nella quale interviene una forte partecipazione lirica, che li connota propriamente come opere d’arte, senza nulla togliere al loro valore di sollecitante testimonianza a ricordare per non ripetere.(…)
Francesca Pensa
In queste riappropriazioni dello spazio e del tempo, in queste “fotografie a mano” che abbiamo scelto di mettere in mostra con Marialuisa Pani, moglie di Rubino, c’è il senso di essere presenti sempre, il senso di responsabilità che ciascuno è chiamato a esprimere nel momento del peggiore degli orrori che solo noi, tra gli altri animali del mondo, sappiamo organizzare: la guerra. Essere dentro le cose, stare, con la propria arte, con la propria personalità a contatto diretto con la realtà è la precondizione per non essere bestie; In re è il concetto che preferiamo. Queste che abbiamo selezionato sono immagini forti, tradotte con sapienza e innato talento, un nutrimento per lo spirito. Queste opere servono a “farememoria” e, auguriamo, a costruire coscienza.
Francesco Oppi
Guem Muk Lee. Atomi di sostanza per un nuovo alfabeto del reale
di Francesco Oppi
Ho visto il lavoro di Muk Lee grazie all’indimenticato Pasquale Leccese. Mi suggerì di invitarlo ad Inverart, gliene sono grato. Guem è un artista serio e prolifico. Una persona piena di vitalità e sete di cultura, volitivo e positivo. La sua pittura, come tutto il suo percorso cretivo e umano, è imperniata su una profonda fede cristiana, un pretesto importante che attraversa e informa molte delle tematiche affrontate. Mi raccontò: “Un giorno, quando ero giovane ho deciso di trovare la verità. Nessuno mi ha indicato la strada, ma credevo che l’avrei trovata se avessi viaggiato a lungo, quindi sono andato in bicicletta da solo con uno zaino e sono partito per il mio Paese. Ho attraversato ogni tipo di difficoltà e ho vagato nei giorni ventosi e piovosi, ma non sono riuscito a scoprire la verità e il mio cuore si riempiva solo di vuoto. Poi ho visto una croce dentro i miei occhi. Una croce che prima era invisibile. Quella croce all’inizio sembrava così noiosa, non le diedi importanza… Ma questo è esattamente quello che cercavo mentre facevo il mio viaggio. Ecco, credo che il mio lavoro inizi dalla croce”. A proposito di In re, di stare dentro, di cercare ciò che c’è dentro, il lavoro di Guem Muk Lee è significativo; i suoi dipinti, i suoi disegni, pastelli e gessetti (anche all’inizio) sono infatti una ricerca determinata, incessante e precisa della sostanza del reale: di quel senso nascosto che passa dall’apparenza, al contenuto e poi alla forma e che si impone di restituire appunto la sostanza. Prospettive, colori, soggetti sono fermi immagine di scene teatrali oppure, nell’ultima produzione, compongono puzzle articolati che sono forse il materiale “atomico” (non ulteriormente scindibile). Mattoncini di quella sostanza, finalmente svelata, che va cercando e dipingendo. A volte il colore, con note dominanti di blu, fucsia, rosa e gialli accesi, si fa compenetrare via via da una ricerca formale più “grafica”, da una ripetizione alfabetico sillabica primordiale (che può ricordare Capogrossi) e, insisto, sostanziale.
La stampa per la Libertà
Testo originle della cartella stampata al Guado nel 1975
Il ruolo svolto dalla stampa clandestina in Lombardia è stato importantissimo sia durante il ventennio, sia nella preparazione del 25 luglio e, successivamente, della Resistenza. A Milano già nel 1925-30 escono alcuni giornaletti di fabbrica spesso scritti a mano o dattiloscritti quali: “Il Doverell, “La Verità”, “La Giovane Guardia”, la “Scintilla” della Franco Tosi, la “Difesa della Stigler, “La Lotta” della T. I. B. B., “La Cellula” e “Il Risveglio della Miani e Silvestri”, questi fogli, con tirature di 50-80 copie ciascuno, servivano a mantenere vivo lo spirito antifascista e a riaffermare continuamente la necessità della lotta. A questa produzione si affianca più tardi la stampa vera e propria, in tipografia, con “L’Unità” “Il Garibaldino” – “L’Ardito del Popololl – “Il Proletario” – “Italia Libera” – “Il Lavoratore” – “Ricostruzione”. Questi giornali venivano stampati in locali di fortuna, spesso case e appartamenti sfollati nei quali era necessario non fare rumori e rimanervi continuamente rinchiusi per non far nascere sospetti. I caratteri per la composizione venivano spesso rubati un po’ in una tipografia e un po’ in un’altra, così che talvolta i giornali uscivano con una riga in un carattere diverso dall’altro oppure senza le “lo”, le “a” o le “i”. Le macchine da stampa erano naturalmente rudimentali. Nonostante tutto questo, dal 10 settembre 1943 al 24 aprile 1945 sono usciti a Milano più di 600 numeri di giornali con tirature che raggiungevano anche 25-30-35 mila copie: il Partito Comunista ha diffuso 160 numeri, il Partito Socialista 105, il Partito d’Azione 114, i democristiani 65, i repubblicani 41, i liberali 20 e 80 sono i numeri diffusi da formazioni politiche diverse. Dietro a tutti questi giornali, dai titoli più disparati, c’era una storia, una precisa volontà di libertà e di democrazia della classe operaia; si stampavano infatti i giornali di partito (L’Unità, L’Avanti!, Risorgimento liberale, Giustizia e Libertà, Democrazia, Il Popolo, L’Uomo, La Voce repubblicana, Umanità, l’Italia del Popolo), ma anche altre testate quali “Il Lavoratore”, “II Proletario”, “La Fabbrica”, “La Difesa”, “II Tranviere”, e altri. Una forte spinta alla diffusione della stampa clandestina venne data dal manifesto del 25 luglio firmato da tutti i partiti antifascisti. Da quel giorno i giornali clandestini continuarono a svilupparsi e questo significava che dietro di loro c’erano movimenti che si organizzavano contro il fascismo. Grande fu la funzione della stampa clandestina nella ricostruzione di quella coscienza politica che il fascismo aveva cercato di distruggere negli anziani e della quale aveva combattuto la formazione nei giovani. Leggere e ricevere un giornale clandestino era rischiosissimo; l’essere scoperti poteva significare la deportazione o la fucilazione. Ma ricevere il giornale di un partito significava prendere contatti con chi li diffondeva, per procurarsene altri, conoscere e discutere le varie tesi espresse e quindi formarsi una coscienza politica; e, per arrivare a ciò, molti erano quelli disposti a rischiare la vita. Un’altro importantissimo ruolo svolto dalla stampa clandestina fu quello della preparazione dell’Italia del domani. Ed era questo un ruolo svolto in modo particolare dalle pubblicazioni delle biblioteche clandestine del PCI, del Partito d’Azione e della biblioteca marxista-leninista che pubblicavano regolarmente i loro fascicoli. Inoltre venivano pubblicati “Il Fronte della Gioventù” (curato dai giovani che attraverso questa testata esprimevano le loro volontà per il domani), “Noi donne” (pubblicato dai gruppi di difesa della donna) e anche i tecnici avevano un loro bollettino: “Costruire, bollettino dell’Unione Tecnici Italiani”. Vennero diffuse anche delle edizioni quindicinali quali “La nostra lotta” del PCI (che usciva regolarmente), “Lo Stato moderno” del Partito d’Azione, “Politica di classe” del PSI, i “Quaderni di Giustizia e Libertà”. La forza della stampa clandestina preoccupava tanto il regime fascista al punto che lo stesso Mussolini scriveva il 3 marzo 1944 un manifesto a nome dei sindacati fascisti dove polemizzava con essa; questo perchè era ormai chiaro che i lavoratori, attraverso questo strumento di informazione e di lotta potevano sfuggire alle falsità fasciste e rendersi conto di qual’era la realtà. La costante e forte diffusione della stampa clandestina soffocava il fascismo smentendone tutte le menzogne e preparando il popolo all’insurrezione. Questo, in sintesi, il grande contributo che la stampa clandestina ha dato alla Resistenza. Con questo reprint della stampa per la libertà” vogliamo ricordare coloro che giovani, vecchi, donne e uomini, scrittori, stampatori e diffusori, hanno dato un grandissimo contributo alla Liberazione dell’Italia dal fascismo e che, con i combattenti partigiani, hanno creato quel grande movimento di popolo che si chiama Resistenza.
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Catalogo a cura delle Officine Creative del Guado
per Assessorato alla Cultura del Comune di Inveruno
Raccolto Edizioni – ISBN 978832248012
aprile 2019
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2014 – Giuseppe Abbati
2015 – Bros / Eleonora Corti
2016 – Emanuela Furlan / Carmine Sabbatella
2017 – Cristian Sonda / Eugenia Garavaglia
2018 – ivan
2019 – Kia Ruffato / Andrea Fortini
2020/21 – Giorgio Aquilecchia
2022 – Michele D’Amico
2023 – Ilaria Berzaghi / Luca Caniggia
2024 – POIEO (Antonio Porta e Gianfranco Baruchello con opere di Emnuela Marrella)
2025 – IN RE – Giovanni Rubino / Guem Muk Lee
