Il mormorio del mare.
Eugenio Villoresi: la vera storia dell’ingegnere visionario che portò il mare in Lombardia
(Minerva Ed.)
Presentazione al Guado. Presente l’Autore Valerio Villoresi.
Letture a cura di Roberta Turconi.
Presenta e modera Francesco Oppi.
Per il ciclo di incontri L’Arte è il nostro spettacolo
A cura di Francesco Oppi e Filippo Senatore
Con il Patrocinio di
Parco Lombardo della Valle del Ticino
Comune di Inveruno
Comune di Robecchetto con Induno
Eugenio Villoresi era mosso da una profonda ispirazione cristiana, convinto che l’ingegneria e la scienza potessero servire il bene comune, soprattutto dei più deboli.
Eugenio Villoresi: quando la verità storica viene rimossa per convenienza
La storia è fatta non solo di eventi, ma anche di come scegliamo di ricordarli o, in alcuni casi, di dimenticarli. Il caso di Eugenio Villoresi, progettista e ingegnere idraulico, è un esempio emblematico di come la memoria collettiva possa essere manipolata a posteriori, cancellando non solo le ingiustizie subite da una persona in vita, ma anche le sue motivazioni profonde e il contesto in cui ha operato. Un visionario denigrato
Eugenio Villoresi fu l’ideatore di un ambizioso progetto: realizzare un canale di irrigazione per la Lombardia, in un periodo storico in cui la fame e la denutrizione colpivano duramente le campagne. La sua proposta non fu accolta con entusiasmo: fu anzi osteggiata, ridicolizzata e screditata sia dalla comunità scientifica sia dai ceti aristocratici, che vedevano nel progetto un’insidia ai propri interessi e privilegi.
Eugenio Villoresi era mosso da una profonda ispirazione cristiana, convinto che l’ingegneria e la scienza potessero servire il bene comune, soprattutto dei più deboli. Ma in vita fu considerato un visionario, quando non un pazzo.
La verità riconosciuta troppo tardi. Solo dopo la sua morte, con la costruzione del Canale che oggi porta il suo nome, divenne evidente quanto il progetto fosse geniale e lungimirante. Le sue intuizioni migliorarono l’agricoltura lombarda e contribuirono a superare una piaga sociale che sembrava insormontabile. Eppure, quel riconoscimento fu selettivo: se da un lato si celebrò l’utilità dell’opera, dall’altro si cancellò accuratamente la storia dell’ostruzionismo che aveva subito, la derisione da parte delle élite e, soprattutto, l’ispirazione etica e religiosa che lo aveva guidato.
Questo comportamento ha un nome: si tratta di una forma di manipolazione della memoria storica. È un meccanismo con cui, a posteriori, si riscrivono i fatti, eliminando le responsabilità scomode e adattando il racconto storico alle esigenze del presente. In alcuni casi si può parlare anche di “memoricidio”, ovvero la cancellazione deliberata della memoria autentica di una persona o di un’epoca.
Non si tratta solo di omissioni casuali: è una vera e propria rimozione colpevole. In questo modo, gli stessi ambienti che avevano respinto Villoresi in vita, si sono potuti riappropriare del suo successo, autoassolvendosi e trasformandolo in un’icona neutra, privata della sua carica ideale, delle sue lotte e delle sue sofferenze.
Perché ricordare davvero è un dovere.
Ricordare tutta la storia, anche quella più scomoda, è un dovere morale e civile. Raccontare la verità su Eugenio Villoresi significa ridare dignità a chi ha lottato in solitudine, riconoscere gli errori commessi da chi aveva il potere, e valorizzare il coraggio di chi ha agito per il bene comune contro ogni convenienza.
In un’epoca in cui la memoria viene spesso riscritta per convenienza, il caso Villoresi ci insegna quanto sia importante difendere la verità storica, anche quando disturba o mette in discussione i miti costruiti nel tempo.
Valerio Villoresi


Commenti recenti