Pubblichiamo il testo dedicato a Franca Stangherlin Oppi scritto da uno dei ragazzi del Guado.
Stefano Pizzi, Professore Emerito all’Accademia di Belle Arti di Brera, Vicepresidente de La Corrente del Guado.
In copertina una delle ultime fotografie di Franca Stangherlin Oppi (© photo Omar Mossali)

Lo Studio del Guado nel 1972. Il secondo da sinistra al tavolo è Stefano Pizzi, al centro si riconosce anche Leonardo Capano, oggi Professore di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università IULM.
Sulla destra, in fondo con il camice bianco, Franca Stangherlin. (photo © Pino Colla)
FRANCA
Guardava, Franca, guardava e continuava nei suoi lavori domestici di assistenza e cura della flora e della fauna del Guado. Guardava e non capiva, così come era stato in precedenza per le scelte esistenziali di suo marito Daniele: si adeguava e poi, piano piano comprendeva, condivideva e tornava a sorridere…
…erano gli albori dei settanta e nella piccola comunità composta da Franca, Daniele e il piccolo Francesco, Luciana e Paolo, Anna e Marco, sorta sulla sponda del Naviglio Grande accadde un vero e proprio sconvolgimento esistenziale. Attratti infatti dalle esperienze di vita comunitaria, giungevano frotte di giovani che allora animavano il variegato movimento di rivolta la cui miccia era stata innestata a Parigi un paio d’anni prima. Non si trattava dei bravi ragazzi del circondario, cresciuti a pane e oratorio e vestiti più o meno alla moda del momento, questi erano diversi: nel modo di porsi, di agghindarsi, di ascoltare musica, di consumare avidamente letture appena pubblicate da Feltrinelli, Einaudi o dalle nascenti case editrici alternative. Erano ragazzini di quindici o sedici anni scappati di casa e con la rabbia in corpo che volevano fare la rivoluzione!
Ne aveva conosciute di stranezze Franca, a fianco di quell’uomo (Daniele Oppi, n.d.r. – nella foto a fianco, a Inverart con Stefano Pizzi nel 2005) che, benché baciato dal successo, un giorno decise di volgere le spalle al benessere e agli agi di una famiglia borghese e fare finalmente quello che aveva sempre sognato strappandola a mamma Orsola e trascinandola con sé nelle Americhe. Aveva frequentato Franca i grandi artisti del New Dada e della Pop, gli eccentrici scrittori e architetti brasiliani, insomma di sconvolti ne aveva visti a bizzeffe, ma erano tutti tesi a diventare qualcuno, a conquistarsi un posto di rilievo nel sistema.
Questi scombinati imberbi, invece, che giungevano improvvisamente al Guado con i loro eskimi, i giubbotti di cuoio, i cappotti colorati afghani i capelli lunghissimi, alcuni addirittura con le trecce, il sistema lo volevano abbattere! Trattavasi per Franca di una novità che andava lungamente digerita, anche perché con loro bisognava viverci insieme.
Guardava, Franca, guardava e a volte fingeva di non vedere cosa nascondevano nelle borse quei due o tre ragazzi che al mattino prima delle sei erano in piedi per andare a Milano a studiare e lottare per il socialismo… così, più o meno,dicevano quando rientravano la sera, o dopo un giorno o due, magari con gli occhi un po’ spiritati perché si erano fumati qualcosa, o un po’ acciaccati a seguito di qualche controversia con le forze dell’ordine o con i fascisti.
Guardava, Franca, guardava e vedeva che quei ragazzi si tiravano su le maniche, lavoravano, e come lei cucinavano, lavavano i piatti, stiravano, lavoravano l’orto, davano da mangiare agli animali e se necessario li sopprimevano per nutrire tutti, pescavano e poi impararono a stampare le serigrafie, a pulire e lavare i telai, a progettare, a scrivere testi o poesie, a dipingere come il suo Daniele…e allora Franca capì, sorrise e aprì loro il suo cuore.
Sapeva, Franca, che prima o poi quei ragazzi sarebbero andati altrimenti incontro alla vita, sapeva e pianse, e sorrise di nuovo.
Sapeva anche che in quella, breve quanto bellissima, stagione l’amore e l’affetto che nacquero, in particolare con chi scrive non si sarebbero mai dissolti, e infatti dopo anni di lontananza il ritrovarsi fu una gioiosa epifania…
…e così sarà senz’altro quando ci rincontreremo ancora cara amica, sorella, dolcissima confidente.
Ciao Franca, ti voglio bene.
Stefano
STEFANO PIZZI
Pittore, è nato Pavia 1955, ha studiato al Liceo Artistico, al Guado con Daniele Oppi e all’Accademia di Belle Arti di Brera, della quale è stato Titolare di Cattedra di Pittura, Responsabile delle Relazioni Esterne, Internazionali e della Comunicazione, Vicedirettore e Membro del Consiglio di Amministrazione. Animatore di istanze culturali e di interventi nel sociale conduce a tutt’oggi una costante attività espositiva attraverso mostre personali e rassegne nazionali ed internazionali alle quali è di volta in volta invitato. L’itinerario della sua ricerca ha sempre teso a sviluppare un confronto tra la pittura e il suo supporto che tecnicamente si esplica nel dialogo tra l’iconografia dipinta e quella dei materiali sui quali opera. Questa dialettica tra soggetto e contesto, significato e significante, lo ha contraddistinto all’interno del sistema dell’arte verso il quale ha sempre assunto una posizione critica se non antagonista. La precoce scelta della docenza accademica si è rivelata uno stimolo ulteriore alla partecipazione al dibattito artistico contemporaneo con la costante presenza a convegni, seminari, work-shop. Autore di ricerca è conosciuto anche dal grande pubblico per le sue spettacolari installazioni urbane realizzate nel corso degli anni ’80 e ‘90. Oltre alla pittura si è dedicato alla grafica d’arte ed alla ceramica. Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero e su diverse navi da crociera della flotta Costa. E’ presente in numerose pubblicazioni di esposizioni e rassegne così come appare in varie edizioni a carattere enciclopedico. Ha pubblicato articoli e tenuto conferenze in relazione al dibattito artistico visivo e curato presentazioni di mostre. Vive e lavora a Milano.
Qui la pagina con rassegna stampa, ricordi, omaggi e pensieri didedicati a Franca Stangherlin Oppi

Ogni frammento di vita vissuta con Amore ha un valore enorme. Carissima Carla.
Imparo con grande emozioni spaccati di vita di Franca , fatti che avrei condiviso con piacere a suo tempo , negli anni in cui questa vita mi sarebbe piaciuto vederla da vicino per parlarne con lei o per fare insieme un pezzo di strada al suo fianco