Manuela Furlan.
Sensibilità e controllo
di Francesco Oppi (dal catalogo di Dentro Inverart 2016)

Delicatezza e forza a un tempo, cromatismo attento, a volte ripetitivo, ma mai trascurato; mano abile e sicura; disegno da scultore: questi i tratti principali dell’opera di Manuela Furlan, pittrice di palese origine friulana che riverbera, a volte, ialineamente la sua dichiarata stima per Peter Doig e Marlene Dumas, nati appena prima della sua generazione. Inevitabile anche qualche rimando al grande maestro Francis Bacon.
L’artista è passata (2002/2005) da una spazialità scritta in prospettive autodefinite, metrò, stanze, vie cittadine, insomma luoghi chiusi, a una percezione aperta dello spazio con un conseguente ulteriore passo di allontanamento dalla figurazione iconica.
In realtà, però, oggi la figura ha preso più spazio all’interno di questi “paesaggi”, amazzonici, africani o ticinesi che siano o ci appaiano, dove la natura rientra con prepotenza dalla finestra dopo essere uscita dalla porta (di casa); l’artista è nata e cresciuta nel parco del Ticino. E la figura si ricava questo spazio con un segno energico, quasi scavato, ancora più visibile; più dipinto e meno “didascalico” del passato.
La figura è stata, e resta, il punto centrale della tematica di Furlan. Una figura con una personalità forte, inevitabilmente accentratrice. In superficie i dipinti vogliono (e ci riescono) apparire in un’armonicità unitaria, in realtà, ad un’osservazione più calma, è la figura che ammanta tutto il significato dell’opera, che attira l’occhio e i sensi, che suscita l’emozione e il rapporto col quadro, in definitiva, che caratterizza il lavoro e la sua personalità.
Nell’opera c’è anche una sensualità matura, nobile, che si prende lo spazio nelle forme tracciate da ombre o da ricercati “travisamenti” disegnativi; forme mai maliziose, anzi palesemente vibranti; silouettes, anche geografiche (continenti?), che compaiono, appunto, nel tratto o attraverso le campiture.
La pittrice, negli ultimi dieci anni, ha maturato esperienze molteplici, tutte vissute in modo presente e costruttivo, con una sensibilità fuori dal comune e con la capacità di difenderla che caratterizza l’artista serio.
E’ cresciuta e si è formata nel solco dei suoi lavori dei primi anni del millennio, ha spezzato le metrature geometriche delle prospettive chiuse e riposizionato le figure umane al centro di stanze naturali e selvatiche, consolidandone la personalità.
Anche Furlan può essere forse considerata “selvatica”, nel senso di indomita (animale puro incaptivus) perché non ha ceduto, e non cede, a compromessi che ritiene incompatibili con la ricerca che ostinatamente porta avanti.

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