(Qui sopra, Giovanni Rubino, disegno dal vero in Bosnia, 1995. Si ringrazia Marialuisa Pani Rubino)



Altro che una nuova Ventotene!
Nella piazza del 15 marzo scorso, abbiamo ascoltato tanta ipocrisia, poca cultura, parecchio odio e qualche furbetto… Idee poche, giovani quasi nessuno; e poi l’elenco degli uomini di cultura stilato freddamente in uno sterile e retorico intervento è stato davvero penoso, indegno di un italiano, indegno di un europeo. Non c’è nessuna differenza tra “spezzeremo le reni alla Grecia” e questa declinazione pseudo intellettuale di superiorità morale (tipica dell’Europa coloniale) nei confronti del resto del mondo. La cultura non ha confini e quella autentica non è mai guerrafondaia.


(Sarajevo, marzo 1996 – foto di Mario Boccia)

Mai come oggi dal 1939 ci troviamo così vicini a far esplodere un conflitto di proporzioni mondiali. Non mi soffermerò sulle mie opinioni riguardo le dinamiche geopolitiche ed economiche che ci hanno condotto sin qui. Proverò, per l’ennesima volta, e questo non mi conforta, a far capire che le opinioni vanno rispettate e ascoltate, che le posizioni diverse vanno capite e semmai ricondotte col ragionamento, unico faro della civiltà, a punti comuni. Noi qui al Guado, siamo dal 1969 sperimentatori e attivatori di iniziative, abbiamo messo in campo alcune delle migliori esperienze progettuali in ambito culturale, artistico e sociale; abbiamo fatto e facciamo Politica occupandoci “laicamente” di cultura, arte e della loro diffusione alle popolazioni dei territori.
Ci sentiamo in dovere dunque di dare qui una lettura della realtà, in modo che ciascuno abbia un altro strumento per farsi una propria idea a riguardo. Una propria legittima idea da esprimere e condividere.

“Stiamo vivendo nel momento più importante e pericoloso. Non ho bisogno di descrivere la natura grave delle minacce che affrontiamo. O le conseguenze devastanti che dovremo sopportare se tali minacce dovessero concretizzarsi. Perché la questione non è più se la sicurezza dell’Europa sia minacciata in modo molto reale. O se l’Europa debba assumersi una maggiore responsabilità per la propria sicurezza. In verità, conosciamo da tempo le risposte a queste domande. La vera questione che abbiamo di fronte è se l’Europa è pronta ad agire con la stessa decisione richiesta dalla situazione”. (Incipit del discorso di Von Der Leyen)

“Stiamo vivendo un momento di grave impotenza della nostra istituzione europea. Non ho bisogno di descrivere la natura gravissima della situazione che si è creata: povertà, ignoranza, consumismo parossistico, mancanza di servizi sanitari, trasporti allo sbando, iniquità fiscale e disparità di opportunità tra Stato e Stato; eccesso di regole basato sull’incapacità di vedere la realtà quotidiana. Se non faremo qualcosa le conseguenze saranno devastanti e dovremo sopportare per anni e anni una situazione di continua recessione sotto tutti i punti di vista. Perché la questione vera non è la sicurezza dell’Europa ma è la VOLONTA’ di FARE davvero dell’Europa un soggetto politico, etico e culturale progressista e pacifista”. (questo è l’incipit del discorso che, analizzando la realtà, avrebbe dovuto fare la Presidente della Commissione Europea)

RIARMO. Cui prodest?
Abbiamo le aziende di Stato, e non solo, con sede in Olanda perché abbiamo 27 differenti imposizioni fiscali e lì si paga meno (soldi tolti all’Erario, circa 30 miliardi all’anno). Nel 2011 il governo francese fa linciare Gheddafi e i suoi figli in sfregio all’ONU per fregare l’Italia (e affossare i primi passi di un futuro autodeterminato dell’Africa); i risultati dell’operazione li abbiamo sotto gli occhi oggi. I tedeschi non ci stimano – per usare un eufemismo – nemmeno a casa nostra (vedi alto Adige). Per anni abbiamo affamato famiglie intere con donne e bambini dei fratelli greci per salvare l’alta finanza: “il rigore prima di tutto!“.
In Europa abbiamo posizioni diverse sullo scacchiere internazionale su tutto, non abbiamo mai lavorato seriamente per costruire una politica estera europea e un coordinamento in tal senso; e oggi, dopo tutto questo, vogliamo fare un esercito comune usando i soldi di persone che non hanno più libertà, scuola, sanità, trasporti e lavoro?
Ma chi manderemo in prima linea in caso di guerra (vedo già entusiastiche riunioni tra “volenterosi”)? Un tedesco, un greco, un italiano, forse un francese… o qualche negro estratto a sorte da un campo in Albania che, nel frattempo, avrà ottenuto un permesso premio per diventare europeo (nel caso in cui dovesse tornare vivo dal fronte)?
Chi prepara la guerra, vuole sempre la guerra. Chi vuole la guerra lo dica chiaramente, senza troppi giri di parole e, magari, ci spieghi anche il perché.

Il testo che trovate, a stralci e integrale in appendice, approvato pochi giorni fa dal Parlamento Europeo è basato su premesse deliranti e belliciste che ricordano testi messi giustamente all’indice ed è foriero di tempi ancora più oscuri.
Il re è nudo, il potere vuole l’industria bellica in movimento. Vogliono una nuova guerra e la vogliono in Europa.
Con buona pace di Colorni, Pertini, Bauer, Spinelli, Rossi…

Francesco Oppi
Guado Officine Creative dal 1969

https://ticinonotizie.it/il-libro-bianco-della-guerra-leuropa-non-vuole-uscire-dalle-trincee-altro-che-ventotene/


Appendice:

P10_TA(2025)0034
Libro bianco sul futuro della difesa europea
Risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2025 sul libro bianco sul futuro della difesa europea (2025/2565(RSP)

lo potete leggere integralmente qui:
https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-10-2025-0034_IT.html

Ecco alcuni stralci:

– considerando che l’espansione più rapida e di più ampia portata delle capacità della
Russia sta avvenendo in prossimità dei confini con l’Occidente, mentre l’UE tarda a
potenziare le proprie capacità di difesa

– considerando che la Cina, spinta dall’ambizione di diventare una superpotenza globale,
sta erodendo l’ordine internazionale

– considerando che l’impatto delle guerre, del terrorismo, dell’instabilità, dell’insicurezza,
della povertà e dei cambiamenti climatici nella regione del Sahel, nell’Africa
nordorientale e in Libia pone seri rischi per la sicurezza dell’UE

– considerando che è urgente riformare e rafforzare ulteriormente la politica di difesa
dell’UE alla luce della recente esperienza della guerra in Ucraina e dell’uso di nuove
tecnologie belliche

– considerando che la relazione Draghi del 2024 sul futuro della competitività europea3 ha
posto l’accento sulla necessità di fondi pari a 500 miliardi di EUR da investire nella
difesa europea per il prossimo decennio, ha messo in risalto una combinazione di
debolezze strutturali che incidono sulla competitività della base industriale

– considerando che la costruzione di capacità di difesa e il loro adattamento alle esigenze
militari richiedono una cultura strategica comune ma anche una percezione e una
valutazione condivise della minaccia come pure l’elaborazione di soluzioni da tradurre
in una dottrina e in concetti

– chiede un sostegno finanziario urgente per garantire la fornitura tempestiva di prodotti
per la difesa attraverso appalti congiunti, il coordinamento industriale, la costituzione di
scorte, l’accesso ai finanziamenti per i produttori e l’espansione e la modernizzazione
delle capacità di produzione

– chiede un aumento significativo del finanziamento del sostegno militare all’Ucraina;
chiede, a tale proposito, la rapida adozione del prossimo pacchetto di aiuti militari, che
dovrebbe essere il più grande di sempre e rispecchiare il livello di ambizione che questo
momento richiede

– è favorevole a che il principio della “preparazione fin dalla progettazione” sia integrato
in modo coerente e trasversale in tutte le istituzioni, gli organi e gli organismi dell’UE;
insiste sulla necessità di sviluppare un controllo obbligatorio della sicurezza e della
preparazione per le future valutazioni d’impatto e di sviluppare prove di stress per la
legislazione esistente; sottolinea la necessità di ridurre gli ostacoli presenti nell’attuale
legislazione nazionale e dell’UE che compromettono l’efficienza della difesa e della
sicurezza europee

– insiste sul fatto che la capacità di dispiegamento rapido dovrebbe raggiungere la piena
capacità operativa nel 2025 e dovrebbe essere potenziata per poter affrontare le
evenienze militari più estreme; ribadisce l’invito a rafforzare la capacità militare di
pianificazione e condotta (Military Planning and Conduct Capability – MPCC) dell’UE,
facendola diventare la struttura di comando e controllo d’elezione per le operazioni
militari dell’UE

– esorta l’UE e i suoi Stati membri, per quanto riguarda le forze armate, a passare
dall’approccio basato sul flusso che ha prevalso in tempo di pace a un approccio basato
sulle scorte, con scorte di attrezzature di difesa pronte nell’eventualità di un aumento
sostenuto della domanda; prende atto, a tale proposito, dei vantaggi offerti da
meccanismi come gli accordi preliminari di acquisto

– invita l’UE ad accelerare ulteriormente l’attuazione della mobilità militare; è del parere
che l’UE debba passare dalla “mobilità” alla “logistica militare”; sottolinea la necessità
di investimenti significativi nelle infrastrutture di mobilità militare per migliorare le
capacità di trasporto aereo di merci e le capacità in quanto a campi, le infrastrutture per i
combustibili mediante depositi, porti, piattaforme di trasporto aereo, marittimo e
ferroviario, linee ferroviarie, vie navigabili, strade, ponti e poli logistici

– è profondamente convinto che gli strumenti a livello dell’UE dovrebbero dare priorità e
aumentare in modo massiccio il sostegno alle PMI e alle start-up nel settore dei prodotti
a duplice uso e della difesa; sottolinea la necessità di sostenere le PMI e le start-up
nell’immissione sul mercato dei prototipi collaudati con successo, anche intensificando
la produzione

– chiede la creazione di un vero contesto di difesa a favore della difesa che
possa sostenere gli sforzi di potenziamento industriale facendo un uso migliore degli
strumenti multisettoriali della Commissione, sottoponendo gli strumenti esistenti a
controllo, riesame e, se necessario, revisione per garantire che non compromettano gli
obiettivi della politica di difesa dell’UE

– ritiene che le linee di spesa per la difesa del prossimo quadro finanziario pluriennale
(QFP) dell’UE dovranno riflettere la nuova priorità, ossia essere pronti per le evenienze
militari più estreme

– reputa opportuno modificare i piani nazionali per la ripresa e la resilienza per lasciare
spazio a nuovi finanziamenti per la difesa


LEGGETE PIERO CALAMANDREI, UN PADRE DELLA NOSTRA PATRIA E CONFRONTATELO CON IL TESTO DELLA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA ATTUALE:

Io temo che, quando si dice che con questo patto militare la guerra si allontana, si ricade in quel tremendo equivoco del vecchio motto illusorio: si vis pacem para bellum, che gli uomini ciechi continuano a ripetere senza accorgersi da cento, tragiche esperienze che per voler la pace non c’è altra via che quella di prepararla coi trattati di commercio e di lavoro, che stringono tra gli uomini legami di solidarietà, e che chi prepara la guerra, anche a fini che crede difensivi, non fa altro, senza accorgersene, che volere la guerra”.
(dal discorso alla Camera dei Deputati di Pietro Calamandrei il 16 marzo 1949)

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