Il Quotidiano nazionale, Il Giorno, ha voluto intervistarci per conoscere meglio una delle tante bellissime storie legate al Guado. Giovanni Chiodini (con la Redazione di Legnano), che ringraziamo di cuore, ha sapientemente tracciato un agile e fresco ritratto di quella straordinaria esperienza. Il Bar Italia è stata una vera e propria officina di sperimentazione socio-culturale.
E’ importante che media storici e riconosciuti dai lettori dedichino spazio anche alle buone notizie, è importante che lo possano fare sempre, ma soprattutto oggi ha un enorme valore.

Ecco l’articolo:
Col bar Italia un tuffo negli anni Settanta Ritrovata per caso alla cascina del Guado l’insegna del locale dove si radunavano i “figli dei fiori” della comune nata in riva al Naviglio.
UN CROCEVIA D’IDEE «In quel locale si beveva e si giocava a carte, ma si parlava pure di libri e politica».

di Giovanni Chiodini

Il bar Italia a Malvaglio di Robecchetto è stato, negli anni Settanta, un luogo simbolo per molti. Lo gestivano i ragazzi della Comune del Guado, fondata da Daniele Oppi, dalla moglie Franca Stangherlin e da altri artisti. «Era un modo per garantirci un sostentamento. Dar da mangiare a 25 persone non era da poco. Avevamo le galline, l’orto. Andavamo a vendere i nostri braccialetti e collanine al mercato, ma non bastava…» ci diceva Franca in occasione del ricordo dei primi cinquant’anni di storia del Guado. Erano i ragazzi della comune che gestivano il bar Italia. «A lavare i bicchieri c’è stato anche Mogol. Voleva stare con noi ma non sapeva come darci una mano. Sai lavare i bicchieri senza romperli? Gli dissi. E lui si mise a lavorare con impegno». Il bar era un punto di incontro per la gente di Malvaglio, ma anche un centro di promozione culturale. Ai muri erano appesi alcuni dei quadri di Daniele Oppi. C’erano i giornali e le riviste che ha gente poteva sfogliare e leggere. Come dice Francesco Oppi, il figlio di Daniele, «al bar Italia cultura, socialità, convivio si fondevano a dar spazio e tempo a quella utopia così fervida di cui ancora godiamo i tanti sacrifici». Quel bar «fu il primigenio tentativo di cooperativa culturale, fu la sede anche della Libera Associazione del Libro che si occupò di «alfabetizzazione culturale» su questi territori e oltre. Da quella realtà o meglio, su quella esperienza, con quel nucleo di soci nacque la Cooperativa del Guado e poi la Fabbrica Italiana Idee, il Piccolo Naviglio Comunicazione, La Cooperativa Raccolto nel 1991…». Una finestra si è riaperta, quasi casualmente, in questi giorni sul bar Italia. Ce lo racconta Francesco Oppi. «Costretti a casa, e col bel tempo, si possono fare delle cose che sono sempre state lasciate in disparte, come ad esempio andare a ripulirte un pezzo di bosco, quello più lontano da casa. E là tra i rovi di future more – dice – ho trovato l’insegna del bar Italia, abbandonata da 44 anni, che le incurie del tempo non hanno affatto scalfito». «Questa insegna era stata disegnata da Max Capa. E’ un’opera d’arte certamente ma è anche un simbolo e un segnale per me e per tutti i guadisti passati e presenti». «Cosa ne farò? Ho già deciso di recuperarla e di metterla nello studio tra le tante altre testimonianze di quello che è stato e che è Il Guado. Poi certamente la porteremo alla prossima mostra tra i giovani artisti (600 quelli passati ad Inverart…) e ne parliamo, magari invitiamo Max Capa. Sta a Parigi… potremmo fare una videochiamata». Nei giorni precedenti, quasi a premonire il ritrovamento ben più importante, Francesco si è ritrovato tra le mani una locandina di quello stesso periodo. L’annuncio di un concerto in località Brughiera del gruppo «Flora fauna cemento», allora capitanato da Mario Lavezzi, che veniva offerto gratuitamente ai cittadini di Malvaglio dalla Libera Associazione del Libro, dalla Cooperativa Malvaglio bar Italia e da Notiziario Ticinia, ovvero tutte le attività che afferivano alla Comune. Francesco sta anche pensanso a cosa proporre quando questa emergenza sarà solo un ricordo. «Riprenderemo con più vigore a fare ciò che ci compete e a stare insieme per condividere cultura e arte, naturalmente con le nostre nuove Officine Creative del Guado che sono presenti dal 1969». E magari con un nuovo pozzo che riporti l’acqua potabile al Guado. «Quello sarà davvero un giorno da festeggiare tutti insieme». © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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