Giorgio Aquilecchia è il regista dell’interpretazione delle ombre, ma è anche il protagonista nella costruzione di questi delicati lavori tra arte e design. Giorgio affronta per cicli e tematiche il proprio lavoro e lo fa con metodo, esaminando tutte le sfaccettature e le vie espressive possibili partendo da un punto preciso di invenzione, avvicinato con l’emozione e poi studiato e ponderato; sempre con un piede in nord Europa e il cuore a Oriente.
Conosco la tematica dal 2008, quando portò ad Inverart un bellissimo piccolo quadro (quadro) con all’interno nove quadri colorati (sapientemente colorati) che accoglievano altrettanti piccoli origami “volanti”.
In questi anni Aquilecchia ha intrapreso anche altre vie espressive, ma ha costantemente portato avanti una approfondita ricerca in quella direzione.
Vi voglio presentare queste opere in anteprima, convinto che presto le potremo vedere e commentare con lui dal vivo nella prossima edizione di Dentro Inverart a cui Giorgio è stato invitato a tenere la sua prima, meritatissima, mostra personale. Aquilecchia è un artista maturo che ci stupirà portandoci nel suo mondo emozionale fatto di ombre sì, ma anche di luce e colore (sempre pariteticamente complementare a tutti gli altri aspetti compositivi): infatti, come nello Yin e nello Yang, da queste opere in delicato e preciso equilibrio traspare la forza e, a un tempo, la fragilità della terra, dell’Universo e di tutte le cose note e non: una dinamicità che fa del principio del dualismo l’unica vera monade possibile. Questi lavori attivano nell’osservatore l’idea di un flusso vitale perpetuo, e sono là per farcelo vedere e “sentire”. La concentrazione è su un volo: a qualsiasi altezza, in qualsiasi direzione, per qualsiasi destinazione. Il volo dell’anima.

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