Un testo originale di Daniele Oppi
“Non so separare. Non sono mai riuscito a separare l’occasione di una mia mostra dalla mia biografia. Forse questa connessione dipende dal fatto che finora ho vissuto per dipingere e non ho dipinto per vivere. Di fatto non so dipingere a tema, ma è il tema che decide di penetrare nella mia pittura. E vi penetra in modo poco chiaro, non subitamente visibile. E poi non è detto che sia davvero quello che io credo sia. Esattamente come il vivere, per il quale fenomeno, attribuzioni e interpretazioni sono un labirinto dalle mille uscite. Che sia questa l’impronta lasciata sulle “cose” dalla libertà? Vero è che ciascuno legge un dipinto secondo il “sé”.
Io penso che più questa lettura è articolata, diversa, opinabile, interessata, mutevole, personale, problematica, più l’opera è chiara e realizzata. Se il dipinto ti dichiara autorevolmente che cosa rappresenta, si fa difficilissimo il tuo scoprire, ritrovare, ricevere, perché quell’opera camuffa gli intenti. Preordinare è un’azione che preordina in sé la genesi dell’opera d’arte, e che non può essere affidata a colui che la realizza. Prima, durante e dopo la ricerca pittorica vera e propria, l’artista apre un taccuino di appunti, minimalia descrittive, alternate a pagine più personali. Questo voglio mostrare nell’incontro 2002 alle Segrete di Bocca.
Ho raccolto qui questi appunti che riguardano i miei ripetuti incontri con New York e che, mosso dal nome del luogo, ho chiamato “Carte segrete”, anche in omaggio a una ricca e incisiva impresa editoriale italiana degli anni Sessanta. E’ questa per me la festa del Settantesimo compleanno. Se biografia e pittura si fondono, ebbene New York è per la mia vita, per sempre, dal 1967 al 1970 (e poi ancora nel 1978). E’ carne e sangue.”
Daniele Oppi – 2002 – in occasione della mostra alle Segrete di Bocca a Milano (esposizione a cua di Giacomo Lodetti per Libreria Bocca dal 1776)
Qui il catalogo della mostra in versione web
QUI ALTRE NOTIZIE SULL’INCONTRO
QUI LA PAGINA DEDICATA ALLA MOSTRA
Daniele Oppi – 2002 – in occasione della mostra alle Segrete di Bocca a Milano
Daniele Oppi (breve nota biografica)
La famiglia Oppi arriva a Milano nel 1931. Giuseppe (bolognese d’origine, fu anche Vicepresidente dell’Unione Poligrafici Lombarda di Giulio Stucchi) porta nel capoluogo la sua “Giuseppe Oppi decalcomanie e vetrofanie fini” che, tra l’altro, produrrà in Italia le prime autoadesive (le mitiche Oplà). Daniele è il terzo figlio di Giuseppe e della valtellinese Lina Marchionni dopo Miriam e Gabriella; nasce nel 1932 in via Carlo Tenca. Esprime il suo talento fin dal 1946, anno delle prime vedute a china ed acquerello. In seno alla ditta paterna in piazzale Loreto, nel 1954 inizia l’impegno nel settore pubblicitario e nel 1956 fonda l’agenzia Dany Pubblicità.
Nel 1947 era già stata sua l’invenzione del nome “Lambretta” per Innocenti. Idea poi la linea Chicco e disegna (dandogli anche il nome) l’ago Pic Indolor per Artsana. Lancia in Italia il mercato delle “gomme americane” della Perfetti di Lainate, mutando le palline in un formato a lastrina che avrà enorme successo, trascinato dallo slogan “Brooklyn, la gomma del ponte”. A lui si deve la nascita del mercato della Grappa come liquore nobile, grazie al lavoro fatto per Lazarito Bocchino.
Nel 1968 tralascia il proprio lavoro di pubblicitario e prepara la sua avventura americana; si trasferisce a New York con la compagna della vita Franca Stangherlin. Riconoscimenti gli vengono tributati da pubblico e critica (venderà tutte le opere che aveva portato). A New York conosce e frequenta, tra gli altri, Rauschenberg e Jasper Johns nella “Factory” di Andy Warhol e diversi musicisti tra cui Thelonious Monk e Elvin Jones. Nel 1970 è a San Paolo in Brasile dove espone alla galleria Cosme Velho, il governatore di San Paolo acquisterà un’opera, altre opere sono state acquisite dal Museo di Arte Moderna MAM di San Paolo, da Francisco Matarazzo Sobrinho (Ciccillo) con Yolanda Penteado e da altri collezionisti. Nel 1970 ritorna in Italia con un pensiero molto critico nei confronti del mercato e, alla Cascina del Guado in uno dei gioielli del futuro Parco del Ticino, dà vita alla “Comune del Guado” da cui nascerà, nel 1973, la Cooperativa “Il Guado” con la collaborazione, tra gli altri, di Paolo e Luciana Suman, Stefano Pizzi, David Maria Turoldo, Giancarlo Gragnani e Max Capa.
Numerose le personalità che frequentano la cascina: Mogol e Battisti, Delima Medeiros, Hedy Giusti-Lanham, Ernesto Treccani, Paolo Baratella, William Firscheim, ecc, grande e riconosciuto l’impegno a livello sociale sul territorio. Nel 1991 fonda la “Cooperativa Raccolto” con, tra gli altri, Emilio Tadini, Giorgio Seveso, Massimo Silvano Galli, Ernesto Treccani, Gianfranco Baruchello, Luigi Granetto, Rino Crivelli, Marco Viggi, Vincenzo Ognibene, Enrico Baj, Gianfranco Draghi, Mario Spinella. Sue opere sono in collezioni private e pubbliche in Italia e all’estero, rilevante il numero delle opere nella collezione di Hans ed Esther Grether a Basilea. Un suo grande dipinto su tela è stato donato alla Società Umanitaria di cui, con il figlio Francesco, ridiede vita a “Il Foglio”.
Le attività del Guado (ispirate alle idealità della “Comune del Guado”) non si sono mai interrotte e proseguono, dal 2006, con la direzione di Francesco Oppi.
Daniele Oppi – 2002 – in occasione della mostra alle Segrete di Bocca a Milano





Commenti recenti